DOCUMENTI degli Archivi della CERTOSA di SERRA SAN BRUNO riportati nel libro di TONINO CERAVOLO  " GLI  SPIRDATI "

 

6) Veneratissimo Padre
 
 

Innanzi tutto Le chiedo scusa se, per assumere esattamente le notizie ai suoi quesiti ho tardato di risponderle alcuni giorni. Ecco quanto posso riferirle: La prima inferma veramente ossessa, fu portata alla Certosa verso l'anno 1894. Aveva allora circa 15 anni di età ed era malata da 5 anni. Costì fu benedetta, esorcistata e asserisce che vide apparirle S. Bruno, presente il Padre Priore e che immediatamente fu guarita e così restò per circa due anni. Però dopo cadde nuovamente inferma, affetta da altre malattie, che la tengono immobile al letto da circa otto anni. È un fatto meraviglioso: questa giovinetta, di misera condizione, che abita in un buccicattolo, cioè una casa angusta, senza aria e priva di tutti i mezzi, si mantiene calma, serena fra i dolori dell'infermità e soltanto desidera ricevere Gesù Cristo spesso nella S. Comunione. Ogni volta che vado a riconciliarla, assisto ad uno spettacolo consolante di tanta conformità alla volontà di Dio.

Essa si chiama M.A. S. fu Bruno e di Marianna V., nata in S. Andrea. Ora conta circa 25 anni. L'altra donna poi di nome M. P. di Nicola di anni 37, la quale dopo la Pasqua del 1903 venne alla Certosa per essere benedetta, mi ha assicurato che il suo male risiede nel sistema nervoso ed esclude assolutamente qualsiasi intervento diabolico. È certo però che dopo la benedizione avuta costì incominciò a sentirsi meglio [si omette la parte finale del testo, contenente informazioni estranee alle guarigioni di S. Bruno].

D. S. B.

S. Andrea 12.7.04                                               Umilissimo
Conf. (?) in G. C.                                          
Carrnine Cesarano

dell'IlI."'" L.I         
l. M. S. G.

 

Veneratissimo Padre

Le feste celebrate in onore del nostro S. Padre Alfonso coll'intervento di molti Frati cappuccini e minori mi hanno impedito di rispondere prima alla vostra pregiatissima.

La madre dell'inferma mi riferisce che la figlia aveva. Il anni e un giorno andando con altri parenti al mulino fu preso [?] dall'ossesso, che la ridusse attratta e immobile per quasi un mese, ma poi il demonio la molestò per circa 6 anni in maniera orribile, trapazzandola e facendole pure pronunziare delle brutte bestemmie. Non poteva prendere cibo se non a mezzanotte. Così poi si determinò condurla alla Certosa.

l ° La cassa con tutti gli abiti fu bruciata alla Certosa.

2° Il Priore cogli altri Padri e con molta gente di Serra faceva preghiere innanzi a San Bruno, la cui statua fu condotta presso la porteria.

3° Dopo alcune preghiere l'inferma da sé si alzò dalla cassa e colle braccia spalancate si abbracciò alla statua di S. Bruno e si sentì meglio,

4° L'inferma assicura che vide S. Bruno nella sua forma naturale, non in argento, aveva il volto allegro. Ella gridò, dicendo S. Bruno mi ha fatto la grazia e poi a tutti che la visitavano assicurava di aver veduto S, Bruno e ricevuto la guarigione.

5° Alla Certosa fu accompagnata dalla madre Marianna V. e da 4 uomini che portavano la cassa e si chiamavano [omessi i nomi degli accompagnatori) vi era molta gente di Serra. Uomini e donne.

6° Dopo l5 giorni il B.mo P. Priore venne qui a visitare l'inferma che trovò quasi sana. Aveva portato un gran libro, di cui poi non se ne servì affatto ed era accompagnato dal Signor Barone D. Giovanni D.I. e da un garzone della Certosa.



Guarigione della Giovinetta di S. Andrea

Saggio
del racconto della   guarigione
di un'ossessa  attribuita al nostro Padre San Bruno

Verso l'anno l894 mese di Giugno essendo rettore il Padre Don Pio Assandro fu portata alla Certosa, una giovinetta M.A. S. fu Bruno e di Marianna V. nata in Sant'Andrea sullo Ionio dirimpetto e vicino al mare quasi di mezz'ora. Sulla ferrovia, provincia di Catanzaro, diocesi di Squillace (Calabria) di popolazione all'incirca di 5000 abitanti forse un po' meno, tutti  contadini non molto agiati. M.A.aveva allora circa 15 anni di età ed era ammalata da cinque anni.
Costì fu benedetta ed esorcistata, Ella racconta che il P. Priore cogli altri Padri,  e con molta gente di Serra che faceva preghiere innanzi a S. Bruno la cui statua fu condotta presso la porterìa, perché l'inferma giaceva nella cassa innanzi alla porteria. Dopo alcune preghiere, l'inferma da sé si alzò dalla cassa e colle braccia spalancate si abbracciò alla statua di S. Bruno e si sentì meglio. L'inferma assicura che vide  S. Bruno nella sua  forma  naturale, non in argento,aveva il volto allegro e che immediatamente fu guarita.  Ella gridò dicendo: San Bruno mi ha fatto la grazia, e poi a tutti che la scuotevano (?), assicurava di aver veduto San Bruno e ricevuta la guarigione e così restò per circa 2 anni.


Dopo 15 giorni il B.mo P. Priore venne qui a visitare l'inferma che trovò quasi sana. Aveva portato un  gran libro, di cui poi non se ne servì affatto ed era accompagnato dal Signor Barone D. Giovanni D.I. e da un garzone della Certosa. Alla Certosa fu accompagnata dalla Madre Marianna e da Quattro uomini che portavano la cassa e si chiamavano ( omessi i nomi degli  accompagnatori). E vi era molta gente di Serra. Uomini e donne. La cassa, con tutti gli abiti, fu bruciata alla Certosa lì per lì. Le informazioni sulle date mi vennero date dal Padre Superiore del Collegio dei P.P. Redendoristi di Sant'Andrea, a cui si era indirizzato, e le ricevei dapprima il 12 Luglio del presente anno 1904 ma come alcuni punti erano importantissimi, di bel nuovo mi rivolsi allo stesso Padre, il quale ebbe la cortesia di portarrni la risposta nel giorno della solennità di S.Anna, accornpagnatosi da due padri del suo convento, il Padre Antonio Corte dell'Ill.mo P.re ed il Padre Salvatore Corti dell'Ill.mo P.re.

Riguardo alla gente di Serra che l'inferma ha detto essere presente. Nessuno di Serra era stato fatto consapevole della venuta di quelle persone e com'era proprio l'ora del pranzo ciascuno se lo prendeva in casa sua. Di modo ché fatto il miracolo Giuseppe se ne andò a pranzare in casa sua, e strada facendo diceva: "Il Santo Padre ha fatto un miracolo, il Santo ha dato la grazia ad un'ossessa",subito la gente accorse affollata alla Certosa e vide anche la scena, e tutti inginocchioni, pregavano accanto al Santo Padre ed alla giovinetta. Ecco come possano conciliarsi i racconti. La cassa con tutti gli abiti furono bruciati quivi e Giuseppe che vide gli avanzi del fuoco assicura che il luogo proprio era contro il muro, vicino dov'è l'attuale cappella delle donne. Appena la giovinetta arrivata a S. Andrea la notizia, della sua guarigione si diffuse nel paese, la gente si muove, e si affretta a visitare l'inferma di ieri, e a tutti ripeteva come S. Bruno le aveva fatto la grazia. M.A. fu dunque immediatamente guarita e così restò per circa 2 anni. Però dopo cadde nuovamente inferma, affetta altre malattie che la tengono immobile a letto da circa 8 anni. Il Padre Superiore di S. Andrea nella sua lettera del 12 Luglio scrive. C'è un fatto meraviglioso. Questa giovinetta di misera condizione che abita un buccicattolo, cioè una casa angusta,  senza aria e priva di tutti i mezzi, si mantiene calma, serena tra i dolori dell'infermità, e soltanto desidera ricevere Gesù Cristo spesso nella S. Comunione ogni volta che vado a riconciliarla assisto ad uno spettacolo consolante di tanta conformità alla volontà di Dio.
Ora essa conta circa 25 anni; per vivere è assistita dalle limosine della Baronessa di Sc, dai Padri Redentoristi, e forse da alcuni altri.

Aggiungerò ivi che la sera del 26 Luglio, avendo accompagnato col Padre ProcuratoreDon Giovanni della Croce, i Padri di Sant'Andrea a Santa Maria, il Padre Superiore parlandomi della casupola che abitava la povera inferma, mi indica sul suolo, sulla terra, l'estensione chepoteva avere quella casupola e credo che lo spazio non poteva oltrepassare 6 metri quadrati.

Nell'ultima mia lettera al R. Padre Superiore unii per l'inferma un'immaginetta. Maessa volle dippiù, e domandò una Reliquia del Santo Padre, per quanto fosse piccola. E come io avevo nell'oratoria nella cella fra altri, un piccolo reliquiario di legno, lo rassegnai al Padre per l’inferma sua e tanto fu di lui soddisfazione che possiamo presentare alla gioia della poveretta, ben presto lo sapremo.

Fin qui non abbiamo detto perché M.A. venne portata alla Certosa dentro una cassa, o piuttosto una bara. Egli avvenne perché colei essere ossessa faceva delle scosse, aveva delle convulsioni che avrebbero reso impossibile un viaggio tanto lungo. Ma durante il viaggio, di quando in quando, schiudevano la bara per domandarle se non le occorresse nulla, ed essa rispondeva niente e faceva gesti di impazienza equanto più si avvicinavansi alla Certosa tanto più diveniva furiosa. In S. Andrea, il ricordo della guarigione non si dimenticherà fino alla morte di M.A. perché in quella borgata, è chiamata da tutti l’.ammalata di S. Bruno.

Nella sua risposta, 8 agosto, il Padre Superiore di S. Andrea da le seguenti interessanti notizie. La madre dell'inferma mi riferisce che la figlia aveva 11 anni: un giorno andando con altri parenti al mulino, fu presadall'ossesso, che la ridusse attratta ed immobile per quasi un mese. Ma poi il demonio la molestò per circa 6 anni in maniera orribile,strapazzandola e facendole pure pronunziare delle brutte bestemmie. Non poteva prendere cibo se non a mezzanotte.
Così poi si determinò condurla alla Certosa nel mese di giugno dell'anno 1894.Prima di essere condotta costà giaceva a letto, e la cassa fu usata per il viaggio alla Certosa. Il viaggio di andata fu fatto per la montagna; impiegandosi circa 8 ora; il ritorno si attraversò la via rotabile di Serra-Soverato. Rettifico la contraddizione osservata da codesta bambina. La madre della giovinetta mi asserisce che la comitiva che trasportava la cassa coll'inferma, giunse a Serra
prima di mezzogiorno, attraversando la strada, molta gente intenerita da quello spettacolo, seguì l'inferma alla Certosa, dove non fu trovato il Padre Priore, che era uscito fuori. Stava per caso, costì l'arciprete di Amaroni, che I. .. ] volle cominciare gli esorcìsmi. Poi venne il P. Priore, assistito da più padri e cominciò le preghiere solite che durarono circa 5 ore, e qui avvenne il miracolo.

Certosa de' SS. Stefano e Brunone, 23.7.04

Reverendo Padre [la lettera è indirizzata ai Redentoristi di Sant'Andrea],

Siamo stati [ ... ] dall'informazioni dateci nella sua lettera. Ma se quelle informazioni sono interessanti sono di più importantissime in sé, e per lo scopo che desideriamo vale a dire per comporre il capitolo delle guarigioni ottenute dal nostro Padre S. Bruno. Perciò mi rivolgo, di bel nuovo alla vostra Riverenza, pregandola di chiedere alla poveretta inferma se è vero che essa fu recata qui, dentro una cassa, la quale fu bruciata costì. Se è vera la narrazione seguente fattami da un assistente. Se il P.Priore fece qualche preghiera sull'inferma rimasta nella cassa? Se in seguito recarono il Santo Padre accanto a lei, e lo misero sopra una tavola? Se dopo averlo considerato un momento, ella s'alzò da se stessa, strinse con le braccia il Santo Padre e subito si sentì meglio? Ma giacché essa asserisce che vide apparire San Bruno, ecco qui il punto importantissimo, dica se si ricorda fin ai particolari. Per esempio: il luogo dell'apparizione e l'abito del S. Padre, se egli era proprio come il nostro in quest'oggi. Se era di faccia giovane, o vecchia, sorridente o no. Se era inferma disse agli assistenti, vedo S. Bruno, o no. Se lo disse poscia, o no. Ed a chi.

Per quanto tempo lo vide? Come disparve? Se può dire i nomi degli assistenti?

 

 

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